Una centrale di San Martino sempre più viva e al centro delle tematiche ambientali della città di Grosseto, ha ospitato «Dalla crisi dell’acqua all’Atlante delle Rive». E’ stata una partecipata e intensa giornata di studio e confronto aperta alla comunità promossa dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud insieme all’associazione Kansassìti – Mediateca Digitale della Maremma, con l’adesione al progetto nazionale dell’attore e regista Marco Paolini. L’appuntamento, organizzato nella Giornata mondiale dei fiumi, ha messo al centro del dibattito la storia, il presente e il futuro dell’Ombrone, ponendo alla cittadinanza tre quesiti di fondo: cosa accadde davvero il 4 novembre 1966, cosa sta succedendo oggi lungo i nostri corsi d’acqua alla luce del cambiamento climatico e come dobbiamo attrezzarci per gestire il domani.
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali, pensati non come semplici formalità ma come tessera di un mosaico di competenze necessarie a costruire un nuovo modello idrico. Federico Vanni, presidente del Cb6, ha ricordato la profonda carica identitaria che lega la Maremma al suo fiume. Vanni ha evidenziato come la crisi climatica stia mostrando eventi sempre più imponenti e una sofferenza diffusa dei corsi d’acqua, imponendo di rivedere da cima a fondo il nostro modo di vivere i fiumi. In questo contesto, fare memoria della grande alluvione di sessant’anni fa non è un mero esercizio nostalgico, ma l’unico strumento per imparare dal passato e gestire in modo diverso la sicurezza del territorio e la gestione dell’acqua, cruciale per sostenere l’agricoltura attraverso l’irrigazione. L’assessore all’Ambiente del Comune di Grosseto, Erika Vanelli, ha richiamato l’attenzione sulla sinergia tra le istituzioni e sulla responsabilità collettiva, definendo la tutela della risorsa idrica una sfida cruciale. Simone Rusci, presidente del Parco della Maremma, ha ricordato la proficua sinergia con il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, che rappresenta un vero esperimento culturale e un cambio di passo: non più enti contrapposti, ma una collaborazione solida capace di tradursi in politiche quotidiane concrete per provare a gestire i cambiamenti climatici in atto.
Il quadro scientifico è stato delineato con precisione da Roberto Costantini, responsabile della sede grossetana del Consorzio Lamma, che ha presentato un bilancio climatico impressionante. L’estate 2026 si è attestata sui livelli estremi del 2023: dal 19 giugno la Maremma ha registrato notti tropicali pressoché ininterrotte, con sole tre brevissime pause. I dati sul Maremmano sono impietosi: per l’86 per cento dei giorni (79 su 92) le temperature massime hanno superato i 30 gradi, arrivando sopra i 32 gradi nel 77 per cento dei casi e oltre i 34 gradi nel 53 per cento delle giornate. Costantini ha posto l’accento sul fatto che a preoccupare di più sono ormai le minime, segnale inequivocabile che le politiche di mitigazione hanno fallito e che la popolazione dovrà abituarsi a stagioni estive segnate da un caldo notturno costante. Per quanto riguarda le precipitazioni, pur non essendoci variazioni significative sui volumi cumulati annui, è cambiata radicalmente l’intensità sul breve periodo: gli eventi meteo estremi con oltre 40 millimetri di pioggia in un’ora sono stati 11 negli ultimi vent’anni (2006-2025), contro i 22 registrati nell’intero cinquantennio precedente (1950-2005).
A fronte di questa trasformazione che è già realtà, Fabio Zappalorti, direttore generale del Consorzio di Bonifica 6 e di Anbi Toscana, ha spiegato come Cb6 stia lavorando a pieno ritmo sulla manutenzione ordinaria del reticolo per contenere, per quanto possibile, l’impatto del meteo. Zappalorti ha ribadito che la prevenzione deve camminare di pari passo con la crescita culturale della cittadinanza, partendo dalle giovani generazioni: in questo senso si inserisce il progetto «Percorsi d’acqua», che vede uniti tutti i consorzi di bonifica toscani sotto l’egida di Anbi in un percorso didattico strutturato con le scuole del territorio.
La mattinata ha poi intrecciato il rigore dei dati con il valore della memoria e del racconto. A sessant’anni dall’alluvione del novembre 1966, Eva Pollini, filologa e docente, figlia dello storico sindaco Renato Pollini che fu in prima linea nel fango e guidò la ricostruzione della città, ha dialogato con la storica Luciana Rocchi offrendo una testimonianza inedita e toccante di quei momenti drammatici, nei ricordi da figlia di un sindaco che si trovò a gestire uno degli eventi più drammatici nella storia della città. Luca Toschi, docente all’Università di Firenze e direttore del Centro Ricerche sAu (scientia Atque usus), ha invitato la platea a riflettere sul «valore che non vediamo» dell’acqua, risorsa che attraversa ogni ambito della nostra vita quotidiana ma della quale ci ricordiamo soltanto nelle fasi di emergenza, quando è troppa oppure troppo poca. Una risposta alle sfide della comunicazione è arrivata dal progetto «Atlante delle Rive», declinato attraverso la voce vibrante di Mirko Artuso. L’attore e regista ha coinvolto i presenti con la narrazione «Scene d’Acqua. Storie di fiumi e altre faccende», calando il pubblico nelle emozioni di un pescatore di acqua dolce per mostrare come la cultura possa aiutare le comunità a «coltivare acqua».
Dopo la pausa conviviale nel piazzale sottostante l’argine, arricchita dai tortelli preparati dal mastro pastaio Roberto Delli e dalle degustazioni offerte dai partner locali, la sessione pomeridiana ha guidato i partecipanti alla riscoperta dell’ambiente fluviale.
L’associazione Alcedo, storica sentinella dell’Ombrone, ha ripercorso il proprio impegno tra la memoria dell’idrometro del Berrettino e la tutela della fauna autoctona minacciata dalle specie aliene. A seguire la giovane architetta Valentina Minoletti ha presentato «Maremma Amoris», ricerca nata come tesi all’Università di Vienna per proporre un attraversamento lento della pianura tra acque dolci e salate. La giornata si è avviata alla conclusione con la proiezione del documentario storico «Grosseto e l’Ombrone» della fine degli anni Sessanta, recentemente restaurato dalla Mediateca Digitale della Maremma, e con le anteprime del film in lavorazione di Francesco Ciarapica, incentrato sul viaggio in canoa verso il mare del belga Jean-Claude dopo trent’anni vissuti sulle sponde del fiume. Un congedo nel segno del cinema e dell’appartenenza, che ha chiuso una giornata fondamentale per la consapevolezza ambientale di Grosseto.
